CARRARA CITTA DEL MARMO

Testo & Immagini di Alessandro Picchioni

Il ciclo delle lavorazioni del marmo a Carrara

L’economia del territorio di Massa Carrara è strettamente legata al settore marmifero, dalle fasi d’estrazione in cava, alle svariate fasi di lavorazione e trasformazione in manufatti per l'edilizia e l'architettura.

Il comprensorio estrattivo di Carrara, conta ad oggi novanta cave attive situate nei tre grandi bacini estrattivi che dalle spalle della città si diramano verso le pendici del Monte Maggiore.

Il lavoro alle cave è mutato assieme al mutare dei tempi e all'avanzare della tecnica, nonostante i mutamenti tutto si gioca ancora sull’abilità dei maestri del marmo, uomini assorti nel duro lavoro quotidiano capaci di strappare alla montagna la sua materia migliore. Una sapienza tecnica tramandata di generazione in generazione, imparata in cava fin da fanciulli, applicata con mezzi poveri e punteggiata di sangue e dolore.

Due opposte percezioni visive sono possibili per comprendere il magnifico scenario che questa bimillenaria industria umana ha creato: la prima, dal basso, racchiude l'orizzonte compiuto del versante meridionale delle Apuane e si può cogliere nella sua interezza dalle spiagge della marina carrarese; l'altra dall'alto del piazzale dell'Uccelliera, ai piedi del monte Sagro, al termine di una comoda strada rotabile che risale ad arco per circa venti chilometri dal centro città fino ai 1100 metri di quota, con ampi scorci paesaggistici d’emozionante bellezza. Qui, sovrastando le cave del bacino di Torano e intravedendo parte di quelle del bacino di Miseglia, lo sguardo si perde su buona parte della costa toscana e del Levante ligure, fino ad incontrare le isole dell'arcipelago e le montagne della Corsica.


I laboratori di scultura sono l’altro aspetto caratteristico dell’economia marmifera. Sono pochi gli Atelier di fama internazionale ancora in attività, la realtà più diffusa è caratterizzata da una gran quantità di piccoli laboratori. Così come per i cavatori anche gli scultori tramandano i loro antichi saperi di padre in figlio mantenendo vive antiche tecniche di lavoro, come pochi altri, il lavoro dello scultore racchiude due aspetti contrastanti, da un lato l’aspetto etereo e concettuale dell’opera d’arte, dall’altro la lotta fisica contro la durezza della materia, il rumore, la polvere e le schegge di marmo che rendono quest’attività rischiosa per la salute.


Il forte valore economico ha fatto sì che fin dall’antichità si commerciasse il marmo trasportandolo via mare, quindi da sempre il porto di Carrara è stato il naturale punto d’arrivo dei blocchi e dei manufatti marmiferi, il luogo che materialmente ha da sempre scandito i momenti di crisi e quelli di prosperità.

Una filiera quella del marmo che unisce indissolubilmente gli uomini di questo territorio, condizionando i ritmi di lavoro dei cavatori degli scultori e degli scaricatori di porto. Come un gigantesco organismo quest’attività, mangia di giorno in giorno porzioni di montagna, digerendola la trasforma nelle varie forme di prodotti finiti, espungendola per mezzo del porto.


 
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