Zanzibar

Eccolo il fiume,il Rufiji, risalire la corrente su una barca a motore ed incontrare le varie specie che lo popolano è un'emozione unica, peccato che il punto basso di ripresa non renda giustizia al paesaggio.

Zanzibar, isola delle spezie per qualcuno isola degli schiavi per altri, sicuramente un mondo diverso dal nostro, un mondo dove si mescolano culture Arabe, Africane e Indiane in un mix affascinante.
Per chi vede in una vacanza anche l'occasione di puntare l'obbiettivo su qualcosa di nuovo, sicuramente non resterà deluso né da Zanzibar, né dalla possibilità di effettuare un breve safari fotografico nella riserva del Selous, in Tanzania.

Situazione fotografica non facile sulla spiaggia di Zanzibar, l'esposimetro viene inganno facilmente dal bianco accecante.

Zanzibar offre gli spunti caratteristici di tutti i mari tropicali, le classiche spiagge bianche e via dicendo, ma salvo qualche scatto non è durante l'ora del bagnante che si devono cercare delle buone foto.

Queste barche hanno un fascino incredibile, peccato che si riescono a fotografare solo durante le ore peggiori, al'alba spesso sono al largo.

E' all'alba che la luce è bellissima, prima ancora che sorga il sole la vita è già in moto, e non mancano certo le occasioni per scattare tenendo sempre presente che non tutti amano farsi fotografare.
Purtroppo bastano pochi minuti e la luce cambia, diventa violenta e crea contrasti ed ombre difficilmente gestibili e sicuramente non gradevoli.

Eccola l'alba, un giovane zanzibarino cammina verso la propria barca ma dà l'impressione, come in un antico rito pagano, di rendere omaggio al nuovo giorno.


Capitolo a parte è Stone Town, nel mercato ci sarebbe da consumare un otturatore, ma è talmente facile scatenare le proteste della gente che finisci per lasciar perdere e vai all'African House a bere una birra e goderti il tramonto.

Mercato a Stone Town

Mercato a Stone Town, Zanzibar. Fotograficamente parlando ricco di spunti ma non tutti accettano di essere fotografati, è buona regola chiedere prima di puntare la macchina.

Ogni volta che guardo questa foto non posso fare a meno di chiedermi se riuscirà a conservare quel suo sguardo, non posso fare a meno di chiedermi quale sarà il suo futuro......

....o quale sarà il futuro di questi bambini, se per loro ci saranno ancora albe rosate o diventeranno parte di una qualche statistica......

Sono partito da casa con un corredo "classico appesantito", così io definisco l'EOS3 corredata da 17-40L f4 e 70-210L f2.8 più naturalmente batterie di ricambio e una mezza montagna di VELVIA.

.......e cosa ne sarà del progetto di Nassor, spero che le foto che faticosamente sono riuscito a spedirgli possano aiutarlo nel suo lavoro di guida turistica. Nel frattempo si consola con un tonno appena pescato.


L'uso di diapositive o negativo è una questione strettamente personale, non mi sento di dare consigli, riguardo alla sensibilità se non si dispone di ottiche luminose forse qualche rullino da 400iso potrebbe tornare utile nel caso si decida per il safari, a Zanzibar non serve assolutamente.

Forti contrasti di luce mettono a dura prova la latitudine di posa dell'emulsione.

SELOUS GAME RESERVE, per gli amici Selous.

Un piccolo assaggio di Africa, quella dei leoni, delle piste di atterraggio, l'aeroporto te lo scordi, atterri scansando pozze e scimmie direttamente nel campo tendato, lasci il bagaglio e tempo mezz'ora sei seduto su una jeep completamente aperta a cercar leoni.
E i leoni li trovi davvero, tanto vicini che il 200mm è anche troppo. Un 400mm sarebbe indispensabile per fotografare tutte le altre specie di animali, in particolar modo gli ippopotami sul fiume.

Trovarsi a non più di 10mt e credere che per lui siamo sol di passaggio e quindi degni al massimo di un'occhiata distrata non è facile, almeno la prima volta.

I ranger si avvicinano moltissimo ai felini che a detta loro "non-ti-fanno-niente-se-resti-sulla-jeep" ma giraffe e zebre non si lasciano avvicinare più di tanto e il ranger che guida la motobarca non si avvicina molto agli ippopotami che a detta sua sono più pericolosi dei felini.

Ippopotamo con passeggeri, eravamo relativamente distanti dal fiume, questo incontro è stato un pò una sorpresa per tutti.

In tutto questo girovagare come se la passa la nostra attrezzatura??? Abbastanza bene se hai avuto l'accortezza di chiudere bene la borsa e posarla su qualcosa di morbido (in Africa tutto è fuori misura, dagli insetti alle buche sulla pista). Naturalmente non puoi sempre aprire e chiudere la borsa, quindi terrai in mano la reflex corredata di telezoom e provvederai tu stesso a fare da ammortizzatore umano.

Le abbondanti piogge dei giorni precedenti hanno lasciato pozzanghere ovunque, due giraffe ne approfittano mentre il resto del gruppo vigila.

Scherzi a parte nei giorni che sono stato nel Selous grazie alle recenti piogge è mancata la polvere, ero pronto ad affrontarla con robusti sacchi di plastica ma non so come sarebbe andata a finire.
Discorso a parte riguarda l'uso del treppiede, o monopiede.

La savana, insolitamente verde grazie alle recenti piogge, ancora qualche giorno e tutto tornerà come prima.

Impossibile poterlo usare, perché è proibito scendere dalla jeep se nelle vicinanze ci sono animali, perciò non resta che trovarsi un appoggio magari imbottito. Qualcuno usa portarsi un sacchetto che poi riempie di fagioli e crea un comodo appoggio sagomabile per il TELE (mi ci vedo al mercato di Zanzi a comprar fagioli).

Siesta

La sera durante la cena si fanno i turni, qualcuno mangia gli altri……sparano agli insetti, in ogni modo una birra (marca Kilimangiaro) non manca per quelli che hanno ancora le forze per commentare la giornata o fare programmi per quella successiva.

La sera, si rientra al campo tendato e davanti ad un paio di birre si commenta la giornata.

Lasci il Selous con un nodo alla gola, se un mini safari è capace di suscitare tante emozioni è giusto allora pensare ad un……maxi safari, magari portando anche la 10D e perché no, un 100-400.

Giovane Masai.

Tutto questo non vuol essere né un racconto né un contenitore di buoni consigli, del resto scrivere non è il mio mestiere.

Pescatori che quando non pescano pesce cercano di pescare turisti (razza più redditizia).

Sono solo chiacchiere fra amici, ognuno dai propri viaggi riceve qualcosa che non è facile condividere e far capire ad altri, potrei scrivere del cielo stellato, dei rumori notturni vicino alle tende oppure di come la mattina vieni svegliato dalle scimmie (attenzione a lasciare oggetti a giro), ma non penso che ne sarei capace.

Preferisco lasciare spazio ai ricordi per chi c'è stato e alla fantasia per chi ci andrà.
Tutto quello che posso dire è che laggiù, come mai in nessun altro posto ho sentito di "essere tornato a casa".

Testo e Immagini di Walter Bendoni
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