Fotografia di Paesaggio

Tutti, anche chi usa lo macchina fotografica una sola volta all'anno, siamo rimasti incantati di fronte ad uno splendido tramonto, all'immensità di una montagna o ad una delle innumerevoli dimostrazioni di grandezza e spettacolarità che solo la natura sa offrirci e abbiamo avuto la tentazione di immortalare quell'attimo unico per conservarne il ricordo.

Molto spesso, purtroppo, l'entusiasmo provato durante lo scatto difficilmente trova riscontro nella stampa finale e le atmosfere suggestive che tanto ci avevano incantato sono destinate a svanire per sempre.

In questo breve articolo cercheremo di analizzare, mettendone in luce difficoltà e insidie, uno degli stili fotografici più diffusi: la fotografia di paesaggio.

SCEGLIERE IL MOMENTO



Radicofani
La luce del tramonto da volume tridimensionalità alle colline. I colori sono piacevolmente saturi e intensi. Non è presente un soggetto principale ne un punto verso cui volgere l’attenzione. Lo sguardo può quindi spaziare liberamente tra la morbidezza delle colline e il cielo appena azzurro a cui è dedicato circa un terzo della parte superiore dell’immagine.

 

Il primo e forse più importante aspetto da considerare, avvicinandosi alla foto di paesaggio, è la scelta del momento più adatto per realizzare le riprese.

Ogni ora della giornata, infatti, è caratterizzata da una ben precisa illuminazione da parte del sole: talvolta ideale, talvolta talmente inadeguata da rappresentare la prima causa di insuccesso per chi si avvicina a questo genere di fotografia.

Come linee guida generali è bene evitare le ore centrali della giornata in cui la luce "violenta" del sole priva di ogni tridimensionalità il soggetto evidenziandone difetti e generando ombre secche e sgradevoli piuttosto che contribuire in modo positivo alla buona riuscita dell'immagine finale.

Le ore da preferire sono sostanzialmente le prime del mattino e le ultime prima della sera. La luce morbida e diffusa di queste ore saprà donare al soggetto tridimensionalità e volume. Le ombre saranno sempre morbide e delicate e i colori pieni e ben saturi. Più caldi i toni durante i tramonti ma spesso abusati e in un certo senso "già visti" in decine se non centinaia di cartoline. Molto più originali ma riservati ai più intrepidi e mattutini quelli dell'alba con tonalità più fredde e talvolta più suggestive.

E' bene però ricordare che è possibile realizzare ottime fotografie anche quando il sole non è presente. Anzi, in alcuni casi, situazioni limite caratterizzate dal brutto tempo o dalla presenza di diversi agenti atmosferici possono essere la chiave per realizzare immagini "diverse" e proprio per questo molto più accattivanti.

Momenti carichi di intensità sono ad esempio le ore prima di un forte temporale con il cielo nero e le nuvole cariche di pioggia o, allo stesso modo, gli attimi dopo un forte acquazzone con le nuvole che lasciano spazio al ritorno del sole generando un interessantissimo contrasto.

Chiaramente è possibile trovare spunti interessanti anche sotto la pioggia con ad esempio i riflessi prodotti da pozzanghere e dall'asfalto bagnato. Inoltre è possibile utilizzare a proprio vantaggio tutti gli altri fenomeni atmosferici. La nebbia ad esempio per dare quel tocco di mistero in più oppure la foschia del mattino per ottenre un'atmosfera surreale e onirica.

Infine la scelta del "quando" scattare potrebbe ricadere anche sulla notte. Il sole lascerà posto alla luna e alle stelle cambiando completamente l'aspetto del paesaggio permettendoci così di darne due opposte e complementari rappresentazioni.

SOGGETTO & INQUADRATURA

Deciso il momento un altro aspetto fondamentale per la buona riuscita in questo complicato stile fotografico è la scelta del soggetto e dell'inquadratura.

Da questo punto di vista la fotografia di paesaggio è forse uno dei generi in cui il fotografo ha maggiore libertà. Infatti il soggetto, in quanto punto di maggiore interesse della nostra fotografia può essere sostanzialmente qualunque cosa e spesso la stessa scena può essere interpretata in decine di modi differenti giocando semplicemente con la scala e le proporzioni degli elementi su cui concentreremo la nostra attenzione.



Malcesine - Lago di Garda
Una scena complessa da rendere. Il sole, ripreso direttamente nell’angolo a sinistra è elemento importante della composizione. La conseguenza del controluce è la presenza delle sagome nere delle piante in primo piano che tuttavia lasciano intravedere il paesaggio retrostante. I monti infine, sul fondo, fanno da ideali quinte a cornice della composizione.

Il nostro soggetto, allora, potrebbe essere un ramo contorno che si protende pericolosamente verso un precipizio ma potremmo anche scegliere di dare più respiro alla composizione inquadrando l'intero albero o passare ad una visione più panoramica nel vero senso della parola per inquadrare tutta la vallata sottostante. Molto spesso può essere utile inserire nella composizione alcune persone per attirare l’attenzione dell’osservatore in un particolare punto o per dare il senso delle proporzioni in relazione al resto della scena fotografata. Talvolta invece il soggetto è la scena nella sua complessità senza alcuna necessità di includere altro. Tutto chiaramente dipende dalla propria sensibilità e dalla specifica situazione.

In ogni caso uno degli aspetti da tenere in grande considerazione indipendentemente dal soggetto fotografato è l’estrema importanza di una valida e ben ragionata inquadratura.

Dal punto di vista compositivo la fotografia di paesaggio si rifà a tutte le regole classiche che è sempre bene considerare e applicare. In modo particolare sarà necessario valutare con cura l’equilibrio e la distribuzione bilanciata di ogni elemento che sceglieremo di includere nell’immagine finale evitando di riprendere tutto quanto non strettamente necessario che al contrario risulterebbe dispersivo e fastidioso. Classici esempi di elementi di disturbo sono i pali del telefono posti proprio dietro al soggetto principale, veicoli di passaggio, edifici in contrasto con la bellezza della natura.

Esistono però tre aspetti importanti e caratterizzanti questo genere.

Il primo riguarda l'oggettiva difficoltà di riprodurre in due dimensioni, su un semplice foglio di carta, l'immensità della natura che in un particolare momento ha destato la nostra attenzione. Chi osserverà la nostra immagine infatti percepirà solamente quanto noi includeremo senza venire influenzato in alcun modo da quanto ci circondava al momento dello scatto. Sarà quindi fondamentale includere tutti quegli elementi che ci hanno colpito senza dare niente per scontato riproponendoli nel modo migliore nel tentativo di far rivivere all'osservatore delle nostre immagini le stesse sensazioni provate durante lo scatto.

Il secondo punto riguarda invece il posizionamento della linea dell'orizzonte, elemento sempre presente in questo genere di fotografia. In linea del tutto generale, è da evitare nel modo più assoluto la posizione centrale fatte le dovute eccezioni in quei pochi casi in cui si vuol far prevalere un senso di estremo equilibrio ( e staticità ) per evidenziare particolari simmetrie della scena. In tutti gli altri casi sarà necessario stabilire le proporzioni con cui inquadrare cielo e terra. La regola, abbastanza generale ma nella pratica molto utile, suggerisce di dividere l'immagine in terzi ripartendo la scena a seconda del messaggio che si vuole trasmettere. Dando più spazio al paesaggio vero e proprio si sottolinea l'imponenza e la maestosità del soggetto. Concedendo invece gran parte dell'inquadratura al cielo si esprime un senso di leggerezza e tranquillità. Ovviamente la scelta delle proporzioni dipenderà dal gusto personale e dalla propria personalità.

Il terzo elemento, diretta conseguenza di quanto esposto al punto due, è il cielo. Onnipresente nella fotografia di paesaggio, è l’elemento che caratterizza in modo più forte il tono e il messaggio della fotografia. Limpido e perfettamente blu trasmette un senso di pace e tranquillità, carico di nuvole nere ad annunciare un temporale conferisce tensione e intensità alla scena. Romantici e indimenticabili invece i colori di un bellissimo tramonto e altrettanto suggestive le notti stellate d’estate. Esistono poi fenomeni spettacolari ma molto complessi da riprendete come le aurore boreali o le classiche stelle cadenti di Agosto. In ogni caso quindi il cielo è un elemento da considerare con attenzione e da utilizzare con capacità per rendere al meglio le atmosfere e le suggestioni nella fotografia di paesaggio.


Un classico esempio di come una stessa scena possa essere interpretata in modi completamente differenti.

Nella prima immagine si è scelto di dare maggior risalto al castello sulla sinistra, che di fatto è il soggetto principale dell’immagine. Il formato quadrato è stato scelto per accentuare il profilo del castello, ripreso in controluce che idealmente divide in due il fotogramma seguendone la diagonale.

La seconda versione invece da più respiro alla scena includendola per intero. L’immagine è resa interessante dal gioco di simmetrie tra il profilo del castello e la conformazione delle colline sul lato destro. In entrambi i casi si è scelto di dare risalto al paesaggio, riducendo al minimo la presenza dell’acqua.



La presenza delle nuvole in cielo spesso è un fattore essenziale per la buona riuscita di un paesaggio. Un cielo completamente blu, come nell’immagine qui sopra, rischi di risultare “asettico” e poco interessante. Nell’immagine accanto, molto simile come inquadratura la presenza delle nuvole da un senso di maggior dinamicità e in pienezza rendendo l’immagine più accattivante. Attenzione però alle ombre. Nella seconda immagine è anche presente un’ombra proiettata sulla montagna da una nuvola. L’effetto è poco piacevole e sicuramente da evitare.

L’aspetto più critico relativo alla tecnica necessaria per ottenere buone immagini di paesaggio è la corretta esposizione.

Lo strumento fotografico a nostra disposizione, per quanto sofisticato e frutto dell’ultima tecnologia ha capacità finite e limitate soprattutto se confrontate con la natura che ci circonda.

In particolare l’ostacolo maggiore riguarda l’estrema imprevedibilità e varietà dell’illuminazione che si incontra fotografando un paesaggio. E’ evidente che passando dalla penombra tipica dei boschi alla luminosità accecante di una distesa innevata le differenze in termini di illuminazione possono essere di diversi stop, spesso molti di più di quanto anche la migliore delle attrezzature è in grado di gestire. Se consideriamo che molto spesso condizioni così eterogenee sono presenti nella stessa scena la situazione può risultar critica. In questi casi la misurazione media tipica di molte macchine fotografiche può risultare inadeguata sacrificando, a seconda delle situazioni, troppo le ombre o bruciando completamente le alteluci.

Come regola generale è quindi necessario controllare con scrupolo i valori proposti dall’esposimetro della macchina fotografica magari, se ne abbiamo la possibilità, confrontandoli con i dati proposti da un esposimetro esterno oppure sfruttando la comodità della fotografia digitale facendo qualche scatto di prova prima dell’immagine definitiva.

Quando la situazione diventa realmente critica però è necessario intervenire in modo differente.

Una prima soluzione, molto diffusa, consiste nell’individuare due o tre zone nella scena caratterizzate da livelli di illuminazione simili. Il numero classico è di 3 aree, una per le ombre una per il cielo e le alteluci e il resto per le zone con illuminazione di media intensità. A questo punto utilizzando una misurazione dell’esposizione di tipo spot sarà possibile individuare i 3 valori corretti di esposizione per ciascuna zona per poi farne una media ragionata in modo da dare più risalto e sacrificare meno le zone a cui vorremo dare maggiore importanza nell’immagine finale.

Una approccio migliore consiste nell’utilizzare specifici filtri il cui scopo è quello di riequilibrare l’illuminazione rendendola più omogenea e gestibile dalla macchina fotografica. Sono molto usati a questo scopo i filtri polarizzatori per scurire il cielo, saturare i colori ed eliminare riflessi indesiderati dalle superfici riflettenti. Esistono poi una serie di filtri graduati, neutri o colorati che permettono di intervenire sui livelli di illuminazione introducendo a seconda del tipo particolari sfumature di colore per rafforzare o creare dal nulla particolari effetti di luce.

Infine sfruttando le moderne macchine digitali e un buon programma di fotoritocco è addirittura possibile realizzare diversi scatti ognuno con la corretta esposizione per una particolare zone della scena per poi riunirle in un’unica immagine in fase di post-produzione. Quest’ultimo approccio, sebbene dispendioso in termini di tempo può dare risultati davvero sorprendenti a patto di avere buone conoscenze di elaborazione di immagini.

Molto spesso, data la vastità delle scene riprese, gioca un ruolo fondamentale la padronanza della profondità di campo e il suo corretto uso per dare risalto agli elementi fondamentali della scena.

Inoltre, sfruttando le ottiche adeguate ( teleobiettivi medio lunghi ) sarà possibile giocare sulla compressione dei piani prospettici appiattendo la profondità della scena per dare effetti particolari e insoliti.

ATTREZZATURA

Parlando di fotografia di paesaggio e di attrezzatura fotografica è sicuramente necessaria una piccola premessa. A differenza di altri generi come ad esempio la fotografia in studio, di moda o di scena che hanno una ben precisa location quasi sempre raggiungibile con facilità e soprattutto con mezzi di trasporto, la fotografia di paesaggio, per sua stessa natura è prevalentemente caratterizzata dal contatto con la natura. Molto spesso poi i luoghi più belli e suggestivi possono richiedere notevoli sforzi per essere raggiunti e il più delle volte l’unico modo per farlo è a piedi e con lunghe camminate. Nella scelta dell’attrezzatura per la fotografia di paesaggio è quindi evidente che non potrà passare in secondo piano l’accurata valutazione del peso e della trasportabilità. Limitare il peso della propria attrezzatura ha l’evidente vantaggio di permetterci movimenti più agili e di affaticarci meno. Tuttavia, il più delle volte, le apparecchiature migliori e i relativi accessori sembrano avere uno strano legame con il peso, in modo direttamente proporzionale alla qualità. Basti pensare alla mole di una reflex professionale con una o più ottiche di qualità e il peso della nostra borsa fotografica può tranquillamente arrivare a svariati kg.

Il consiglio quindi è quello di valutare con attenzione le reali necessità in base alla tipologia di escursione o viaggio che si intende intraprendere e portare con se solo lo stretto necessario.

Ecco in breve un sintetico elenco delle principali attrezzature.

Corpo Macchina

La massima qualità e versatilità è ancora appannaggio degli apparecchi di tipo reflex. Per chi cerca il massimo quindi la scelta è obbligata. Per questo genere di fotografia non sono richieste particolari doti di velocità. Inutili quindi modelli super sportivi con raffiche da 5 o più fotogrammi al secondo. Meglio privilegiare robustezza e resistenza agli agenti atmosferici. Con i passi da gigante che la tecnologia è stata in grado di fare negli ultimi anni però, comincia a farsi plausibile l’idea di rivolgersi al mercato delle fotocamere compatte ormai giunte a livelli qualitativi di eccellenza e molto vicine alle prestazioni delle sorelle maggiori reflex. Evidenti le doti di praticità, compattezza e conseguentemente di trasportabilità. Buone anche le capacità delle ottiche integrate, spesso di elevatissima qualità anche se non ancora a livelli delle ottiche professionali disponibili per le reflex. Restano alcuni problemi minori tra cui forse i più penalizzanti riguardano la velocità e l’affidabilità del sistema autofocus e la qualità delle immagini in situazioni limite soprattutto sfruttando valori ISO molto alti.

Ottiche

Per chi avesse deciso di utilizzare una macchina di tipo reflex, si pone il problema della scelta delle ottiche. Irrinunciabile la presenza di un buon grandangolo per le scene più ampie e la visione d’insieme. Tuttavia spesso viene sottovalutata l’importanza di un teleobiettivo con il quale è possibile isolare dalla totalità della scena scorci suggestivi e intriganti selezionando con maggiore cura gli elementi che saranno effettivamente presenti nell’immagine finale. Indipendentemente dalla lunghezza focale scelta per questo genere di fotografia non sarà essenziale un’ottica estremamente luminosa data la location delle riprese. Piuttosto, se disponibile, la presenza di uno stabilizzatore ottico potrebbe aiutare non poco soprattutto nelle prime ore del mattino o al tramonto in tutte quelle situazioni dove è necessario scattare a mano libera senza l’ausilio del cavalletto.

Treppiedi

E’ l’accessorio per eccellenza del fotografo naturalista e di paesaggio.

Immancabile nella borsa pena la dubbia riuscita del servizio e la qualità delle immagini finali. Purtroppo il cavalletto è uno degli accessori più ingombranti e pesanti soprattutto se si ricercano strumenti di qualità. In commercio ne esistono di tutti i tipi e dalle mille funzionalità.

I parametri più importanti da tenere in considerazione sono prima di tutto la capacità di carico, ovvero il peso massimo che è in grado di sopportare, ovviamente dovrà essere proporzionato all’attrezzatura in nostro possesso. Il secondo parametro da valutare con attenzione è l’estensione. L’ideale sarebbe poter disporre di un treppiede in grado di sostenere la macchina a livello degli occhi senza dovere estendere la colonna centrale, spesso causa di vibrazioni e movimenti indesiderati.

Discorso a parte per la testa. Le più comode e versatili sono di tipo a sfera, con una sfera metallica utilizzata come snodo centrale capace di permettere ogni genere di rotazione e inclinazione. Più scomode ma a volte più precise le teste dotate di 3 snodi, uno per asse. Lo svantaggio principale è il tempo, solitamente molto maggiore richiesto per l’inquadratura.

Infine il peso. In commercio esistono modellimolto compatti, i più evoluti costruiti con materiali tecnologicamente molto avanzati come il carbonio che a fronte di un peso ridottissimo garantiscono elevatissimi livelli qualitativi. Ovviamente il tutto avrà un prezzo proporzionato alle meraviglie offerte…

Accessori

Scelti gli elementi fondamentali, ci si può sbizzarrire nella scelta degli accessori. Sicuramente tra i più utili ci sono i filtri.

Filtri

Ne esistono di ogni tipo. Ecco i principali. Un classico è il filtro Skylight il cui compito è quello di compensare la dominante azzurra tipica delle scene con cielo sereno. Utilissimo anche il filtro UV che, come dice il nome, assorbe i raggi ultravioletti rendendo l’immagine più nitida soprattutto attenuando l’effetto foschia che affligge i soggetti più distanti del panorama. Il filtro polarizzatore ha invece l compito di attenuare i riflessi delle superfici riflettenti come l’acqua la neve e il ghiaccio e contribuisce inoltre a saturare i colori e a scurire il cielo. Infine esiste un’intera famiglia di filtri detti ND o a densità neutra. Si tratta di particolari filtri il cui scopo è quello di ridurre semplicemente l’intensità luminosa lasciando inalterate le informazioni del colore. Sono usati per permettere l’utilizzo di diaframmi più aperti a parità di otturatore per ridurre la profondità di campo o al contrario per permettere di utilizzare tempi molto lunghi anche in scene fortemente illuminate al fine di ottenere effetti particolari. Ne esistono di omogenei, uguali per tutta la superficie della lente o sfumati, utilissimi per riequilibrare scene con forti differenze di illuminazione tra cielo e terra. Infine ne esistono di colorati per introdurre dominanti di colore per rafforzare effetti cromatici esistenti o per crearne da zero.

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