Viaggio al centro di un mito del turismo contemporaneo

CANARIE COST TO COST

Testo & Immagini a cura di Ciro Masciullo

Ci sono tre cose che tutti dicono delle Canarie: la prima è che l'Iva è al sette percento, la seconda che la benzina è a un euro, e infine, la terza che le sigarette costano la metà. Chi ha visitato l'arcipelago oceanico, aggiunge che si vive con poco, si guadagna bene e che è primavera tutto l'anno. Lo dicono tutti. Tutto vero. Sembrerebbe l'ultimo paradiso, appunto, sembrerebbe. Le tre isole principali Tenerife, Gran Canaria e Fuerteventura rappresentano una triade, in pratica, osannata da visitatori provenienti da ogni dove.
Tenerife è la più famosa delle Canarie, atterrati a Los Abrigos, la Montaña Roja è la star del paesaggio. Una stella cancellata per metà dall'innalzamento del livello delle acque oceaniche (#1).

Nelle vicinanze, accanto a spiagge incontaminate, nascoste in serre coperte che assomigliano a campi militari, ci sono loro: le famose banane canarine (#2, #3).
Attraversando la pacifica bellezza della Costa del Silencio, poco dopo Los Cristianos. si raggiunge la località del divertimento tutto l'anno: Playa de las Américas (#4).
Ma se le meraviglie paesaggistiche terminano con la visita nel Parque Nacional del Teide, le meraviglie culturali sembrano non esserci. La capitale Santa Cruz possiede uno spazio urbano praticamente perfetto e ordinato, un centro per l'arte con biblioteca, un mercato a cielo aperto dall'irresistibile fascino del cibo retro' (#5. #6, #7), nonché il celebre auditorium e le torri in stile World Trade Center. Però non c'è, a detta dei residenti, una cartellonistica culturale degna di nome.
Montano è l'aggettivo giusto per descrivere il paesaggio di Gran Canaria.(#8 ) La si può percorrere tutta in auto, in una giornata, lungo la costa e partendo dalla capitale: Las Palmas. Forse la città più bella delle Canarie, una piccola metropoli che si affaccia sul mare. L'isola vive perlopiù di turismo e di tutte le località, Playa del Inglés è la regina (#9). Di notte: “butta dentro” e “ragazze immagine”; di giorno invece, la magia di una distesa di dune (#10).
Poi, solo montagna, rossa e deserta, con panorami che raggiungono la loro vetta nel Parque Natural de Tamadaba. Fino a lì, la natura prende il sopravvento e un bar diventa una scoperta (#11) mentre l'umanità è testimoniata solo da paesini.
Alcuni di essi, pittoreschi è dire poco. Facile trovare un antico mulino con istallazioni artistiche che celebrano l'utensileria domestica o un visionario museo con all'interno di tutto, capre che fissano macchine da cucire incluse (#12, #13, #14).
Sulla costa nord dell'isola, il paesaggio montano si fa meno duro e piccole cittadine prendono spazio tra i monti: l'attività principale, finalmente, è la pesca.
Fuerteventura è l'oasi dei surfisti, i visitatori la descrivono come l'isola più selvaggia dell'arcipelago: candide e incontaminate spiagge. A sud dell'isola Morro del Jable un centro turistico con tutti i confort per vacanzieri dall'età media alta (#15). Salendo verso il nord ritorna ancora lui, il tipico paesaggio desertico canario (#16).
Anche a Fuerteventura il turismo è l'attività principale e lo si capisce dai centri urbani più grandi, come Caleta de Fustes. una meta per famiglie europee con reddito medio-alto. La capitale: Puerto del Rosario è un paese, più che una città, e sembra sfuggire alla logica del turismo a tutti i costi. Poco sopra, il Parque Natural de Corralejo, un'immensa distesa di dune desertiche (#17). Il Kytesurf è lo sport più praticato (#18, #19).
Quasi in cima all'isola, infine: Corralejo. Uno dei rari centri che conserva le proprie origini di villaggio di pescatori (#20, #21).
Infine la punta dell'isola, il regno dei surfisti? Si, ma a tratti. Qualcuno dice che, qui, l'estate si va via per allenarsi a surfare d'inverno. In fondo, le Canarie sono questo: efficace promozione e impeccabile comunicazione. E dunque? Una gran confusione tra realtà e fantasia.

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Informazioni sull'autore
Maturità classica, Laurea in Beni culturali, Laurea specialistica in Storia dell'arte. Un passato da musicista e un master in Musica e comunicazione audiovisiva. Giornalista. Scrive per "quiSalento", "monitorArti" e "Gogoarti". Ha pubblicato reportage e saggi di storia dell'arte, organizzato mostre ed eventi. Curioso di tutto.

http://www.ciromasciullo.blogspot.it
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Pubblicato: Martedi' 11 Febbraio 2014
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Commenti
Goose80 dice:
Un buon reportage, avendole visitate tutte e tre (e tornandoci ogni anno più volte) devo dire che rispecchia in pieno il tutto. Forse nel reportage manca un po' l'aspetto umano, per il resto anche la scelta della post un po' "acida" direi che ci sta. Teo.
 
Goose80 dice:
solo non mi è chiaro se il titolo vuole ironizzare sui "costi" bassi o se non ci prendi troppo con l'inglese (COAST to COAST) Wink Teo.
 
Ciro Masciullo dice:
E' un gioco di parole ironico. Da "Coast to coast" a "Cost to cost". Ovvero: "a tutti i costi" o "per tutte le tasche". Ma anche "ad ogni costo" essendo, come dice il sottotitolo, "un mito del turismo contemporaneo". Ciro.
 
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