La meravigliosa giungla verde, che s’inizia a vedere sorvolando la penisola durante l’atterraggio, riempie gli occhi di colori vividi e indescrivibili e il mare turchese lambisce bianchissime spiagge di sabbia fine, la cui bellezza e tranquillità conquistano anche i cuori dei più avventurosi. Nelle cittadine e nei villaggi si respirano i profumi di questa terra magica, dove le tradizioni antiche sono ancora molto sentite e rispettate, mentre nei siti archeologici si percepisce la grandezza del popolo Maya espressa attraverso le invenzioni architettoniche, gli studi astronomici e l'affascinante cultura antica.
La genteLa gente dello Yucatàn, che sovente è definita povera dai commenti troppo superficiali di noi occidentali, è ricca di una serafica felicità imperscrutabile per la gran parte delle persone, la si può tangibilmente afferrare parlando con loro, cercando di vivere il più possibile a contatto con le persone che, come turisti, ci circondano quotidianamente in albergo o presso i siti archeologici.
Sono passati più di mille anni da quando i nobili Maya abitavano i lussuosi palazzi e i templi lividi di colore, sottomettendo una popolazione contadina ossequiosa che lavorava quasi unicamente per soddisfare la domanda dei propri governanti. Le loro vivaci città sono state in parte recuperate dalla giungla che le aveva fagocitate riprendendosi gli spazi a lei destinati, ma moltissimo c’è ancora da scoprire in questo paese, sia a livello di strutture ancora nascoste dalla vegetazione che a livello storico, e ogni nuova scoperta porta preziose informazioni che rendono la loro storia, oggi, ancora tutta da scrivere e per questo suscettibile a continue modificazioni.
Gli abitanti di questa regione sono persone buone, tranquille, ospitali e con radici molto salde legate alle tradizioni della civiltà dalla quale discendono, i Maya. Queste tradizioni si sposano felicemente con la religione cristiano-cattolica, seguita e praticata da più del 90% della popolazione attuale in maniera molto profonda e sentita.
I Maya non sono per nulla scomparsi a differenza delle loro città e delle loro costruzioni, adesso si contano circa due milioni di persone in tutto il Messico e in parte dell’America Centrale, discendenti dirette degli antichi abitanti di queste regioni, esse formano diversi gruppi, culturalmente differenti, divise per località e cultura locale, sono anche divise dalle circa ventiquattro lingue indigene parlate in tutto il Mondo Maya. Tuttavia, questi moderni Maya sono uniti dalle pratiche culturali e religiose che li legano al passato.
Molti di loro sono abilissimi artigiani che popolano i vari mercatini, nelle cittadine come nei siti archeologici, ci si sofferma davvero con piacere a chiacchierare con loro e si comprende come il lavoro, eseguito ancora con l'uso degli strumenti utilizzati dai loro antenati, sia davvero fatto col cuore (oltre che per sfamare le famiglie, spesso numerose).
Mai insistenti, mai scortesi, ti propongono le loro realizzazioni con estrema gentilezza, è un piacere fare qualche acquisto.
La maggior parte di loro, ove non impegnati con occupazioni legate al turismo, ancora in pieno sviluppo, si guadagna da vivere facendo i contadini, senza però utilizzare la moderna tecnologia. La cultura e la tradizione Maya dunque, pur essendo propagandate e ostentate oggi anche a fini turistici, conservano comunque un cuore autentico che pulsa nei villaggi colorati, sui volti della gente tra i chioschi dei mercati e che si può notare sugli ampi sorrisi con i quali accolgono gli stranieri.
I piccoli centri abitatiSoffermandosi poi nei piccolissimi centri abitati di cui è colma la giungla (cosa che consiglio caldamente di fare), frotte di bambini scalzi corrono incontro ai turisti giocando e ridendo con l’aria, sanno che la vita è la cosa più bella che abbiano e sorridono, sempre, a chiunque.
Le spiaggeFuori Cancún si allunga la Costa Azzurra messicana, la Riviera Maya: 135 chilometri di costa, il mare a sinistra e la giungla a destra, e in mezzo una strada che punta decisa a sud, la carretera 307. Basta qualche chilometro per dimenticare gli alberghi stile tempio maya e la vegetazione addomesticata di Cancún e infilarsi in una rete di sentieri, nascosti dalla foresta, che portano a baie ancora selvagge.
Queste lunghe spiagge bianche, contornate da rigogliosi palmeti, permettono agli amanti della abbronzatura di godere della loro bellezza in estrema tranquillità, magari sorseggiandosi una tequila od un mohito serviti dai piccoli chioschi presenti in alcune spiagge. Chi invece volesse approfittare della meravigliosa barriera corallina, potrà affidarsi alle guide locali che, per mezzo di coloratissime imbarcazioni, sarà portato nei pressi di una barriera corallina considerata seconda solo a quella australiana.
La storiaChichén Itzá: alla bocca del pozzo degli Itza
Il nome Chichén Itzá deriva dalle parole chi ("bocca") e ch'en ("pozzo"), e significa letteralmente "Alla bocca del pozzo degli Itza". Gli Itza erano un gruppo etnico che aveva una posizione politica ed economica predominante nella parte settentrionale dello Yucatan. A sua volta, il nome "Itza" viene in genere ricondotto a itz ("magia") e (h)á ("acqua"), e tradotto in "maghi" (o "streghe") "dell'acqua".
Chichén Itzá è un importante complesso archeologico Maya situato nel Messico, nel nord della penisola dello Yucatan. Le rovine, che si estendono su un'area di 3 km2, appartenevano a una grande città che fu uno dei più importanti centri della regione intorno al periodo epiclassico della civiltà maya, fra il VI e l'XI secolo. Il sito comprende numerosi edifici, rappresentativi di diversi stili architettonici; fra i più celebri si possono indicare la piramide di Kukulkan (nota come El Castillo), l'osservatorio astronomico (il Caracol) e il Tempio dei guerrieri. Il sito di Chichén Itzá è stato dichiarato patrimonio dell'umanità UNESCO nel 1988.
CobàSecondo un racconto del folklore maya, Cobá era unita a Chichén Itzá, ad Uxmal ed a Tulum mediante la "cuxan san", la "strada sospesa nel cielo", la "corda vivente" ("cuxan" = vivente, "san" = corda). Al di là delle leggende, esistevano qui numerosi "sacheob", strade pavimentate rialzate che non avevano solo una funzione cerimoniale all'interno delle città, ma le mettevano in collegamento tra di loro. Una di queste strade, quasi perfettamente rettilinea, è lunga quasi cento chilometri e collega la base della Grande Piramide, o "Nohoc Mul", all'insediamento maya di Yaxuna: è stata interamente esplorata e descritta in un opuscolo del 1934.
A Cobà si trova la piramide più alta mai costruita dal popolo precolombiano, Nohoch Mul, 42 metri di altezza, dalla cui sommità si può ammirare la vastità della giunga circostante.
Cobá doveva essere una delle più importanti città maya, se le sue rovine si estendono su una superficie di una settantina di chilometri quadrati, per la massima parte ancora inesplorate, e gli archeologi valutano che siano circa 6.500 le strutture da scavare, studiare e restaurare.
ConclusioniMessico & Nuvole cantava qualcuno che ora non ricordo, vero, il clima di questo paese, in particolar modo della regione dello Yucatàn è proprio caraibico, quando si esce di casa si è perfettamente a conoscenza che si rientrerà bagnati, o dalla pioggia o dall’umidità sempre presenti, ma è un paese davvero meraviglioso.
E con questo tramonto concludo la visita nello Yucatàn, augurandomi che vi sia piaciuto l’articolo ed augurandovi di poterlo visitare, è una meta che non vi lascerà indifferenti, ne sono certo.
troppo lungo?