Le maestose montagne dell’Isfjorden, davanti alla cittadina di Longyearbyen

Svalbard

Testo & Immagini a cura di alecas

La navigazione estiva lungo la costa nord occidentale dell’isola di Spitzbergen offre spettacoli naturali di incomparabile ed austera bellezza: montagne scoscese perennemente coperte di neve e ammantate di nubi che si affacciano su fiordi che racchiudono ghiacciai estesi per chilometri e chilometri; ampie zone di tundra coperte da cuscini di fiori coloratissimi, e poi renne, trichechi, foche, volpi e soprattutto orsi polari che vagano sulle spiagge in cerca del poco cibo che offre loro la breve estate artica, completano il quadro di una natura selvaggia e incontaminata.
In mezzo a questi scenari naturali la presenza dell’uomo è affidata a pochi insediamenti umani che sfidano la solitudine e il gelo del lungo inverno artico.



Longyearbyen, affacciata sullo spettacolare Isfiorden, è la capitale di questo regno ghiacciato, un tempo sede di una fiorente industria mineraria e ora votata al turismo con un interessante museo dedicato all’epopea dell’artico e alla sua spettacolare natura.



Barentsburg è l’unico insediamento russo ancora abitato (trecentocinquanta abitanti, circa trenta bambini), tutt’ora dedito all’attività estrattiva del carbone. Qui il tempo pare essersi fermato: le vestigia del socialismo reale e della propaganda sovietica sono dappertutto e appaiono ancora più estemporanee nel contesto naturale in cui si trova la cittadina.



NyAlesund, è la comunità più a nord del mondo (che si contende il primato con Alert sull’isola di Ellesmere in Canada), composta da duecento abitanti in estate, per lo più ricercatori, e solo trenta in inverno. La cittadina, in origine un centro minerario (è ancora visibile un vecchio trenino minerario all’inizio del paese), ospita ora centri di ricerca di almeno quindici nazioni impegnati in ricerche scientifiche sui livelli di ozono, geologiche, biologiche e sull’ambiente artico. Negli anni ’20 del secolo scorso Ny Alesund è stata punto di partenza di svariate esplorazioni artiche, tra cui quelle di Umberto Nobile: è ancora visibile il pilone di ancoraggio dei dirigibili “Norge” (1926) e “Italia” (1928), anche se è sconsigliabile avvicinarsi al sito in assenza di una guida armata per via della possibile presenza di orsi polari.




La storia delle Svalbard è l’emblema della sfida dell’uomo ai ghiacci e le vestigia storiche (antiche tombe, trappole, relitti, baracche, piloni di ancoraggio e poco altro: tutto ciò che è anteriore al 1946 è tutelato come sito storico) sono altrettanti monumenti al coraggio e a volte alla pazzia di uomini che hanno perso la vita in queste gelide latitudini per inseguire un sogno o, più prosaicamente, per fare fortuna con il commercio delle pelli.



Il miglior modo per visitare le Svalbard durante la stagione estiva è il battello. Ci sono escursioni di tutti i tipi: da pochi giorni, sufficienti per visitare i siti più importanti e familiarizzare con il paesaggio, ad alcune settimane per accedere alle zone coperte dalla banchisa anche in estate ed avere più opportunità di fotografare la fauna. Suggerisco in ogni caso di optare per viaggi specificamente dedicati alla fotografia. L’attrezzatura non può non comprendere un buon tele (almeno 400 mm) ed un treppiede con gimbal head. Più difficile dedicarsi alla fotografia di paesaggio sulla terraferma: l’orso polare qui è un pericolo reale e non la simpatica mascotte di uno zoo e le guide, benché armate, tendono a non fare sostare troppo a lungo i visitatori in uno stesso luogo durante le escursioni sulla terraferma.


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Pubblicato: Sabato 06 Ottobre 2012
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Commenti
frab79 dice:
Bellissimo reportage e bellissime foto, complimenti!
 
11may dice:
Complimenti, reportage interessantissimo, foto molto curate Wink
 
fpucci dice:
Complimenti, bel viaggio e bel reportage fotografico!
 
alecas dice:
Grazie, sono contento che vi siate soffermati e abbiate apprezato!
 
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