Ho avuto due fortune. La prima è stata quella di poter visitare il Kenya e alcune zone limitrofe per 3 anni di fila, la seconda di poterlo fare sempre attraverso amici che ci vivono e senza organizzazioni turistiche. Questo mi ha portato in contatto con aspetti della vita e delle persone di questo paese un po' diversi dal solito.
Il Kenya è un paese abbastanza sviluppato secondo gli standard dell'Africa subsahariana, ma se questo vale soprattutto sulla costa ecco che basta entrare di pochi chilometri nell'entroterra per barattare l'asfalto (che scompare) con i kenyoti che lavorano, vivono e sopravvivono come noi non riusciremmo mai a fare.

Inside Kenya

Testo & Immagini a cura di Sandro Chiozzi

Verso il Dentro

Il Kenya, nonostante sia considerato uno dei paesi più sviluppati d'Africa, ha più facce.
La costa turistica che si stende da Diani (a sud di Mombasa, centro di ritrovo per tedeschi, olandesi e inglesi) fino all'isola di Lamu (vicina alla Somalia e per questo non facilmente raggiungibile ultimamente) passando per Malindi (in cui la lingua ufficiale sembra essere l'italiano), è solo una piccola parte del paese, che si stende tra monti, altipiani e savane all'interno, fino al lago Turkana, al confine col Sudan e l'Etiopia o con la Tanzania o con l'Uganda. La costa è ricca, brulica di vita durante le stagioni secche grazie al flusso turistico che porta denaro e persone da tutto il mondo, ma rappresenta una piccola parte del paese.

E così può accadere di guardare dietro la tenda, e vedere le persone che fanno qualcosa per loro e non sempre per qualcun'altro che viene da lontano, come cucinare, sgranare pannocchie, gestire i Matatu (piccoli autobus), stirare, cucire, riparare qualcosa, insomma arrangiarsi per fare in modo che anche oggi ci sia qualcosa.














Dalla strada alla pista


Basta spostarsi di qualche chilometro verso l'interno per trovare spazi di cui il nostro occhio non è capace e imbattersi in persone che non si spostano sulla costa attratte dalle maggiori possibilità. Sono contadini, bambini di qualche centro che raccoglie orfani, "mamy" che si occupano dei bambini mentre i genitori sono al lavoro, pescatori, intagliatori di legno, persone che lavorano come possono e quando possono per risolvere il problema principale della giornata di un kenyota: fare un pasto al giorno.

Basta lasciare l'asfalto di quel paio di grosse strade per trovare una serie di piccoli villaggi, di tribù e di tradizioni, per trovare bevande offerte in recipienti di latta e carne cotta sul momento, per trovare tribù in cui il tessuto sociale è ancora forte e saldo, legato da un filo antico.


















Uguali e diversi


Spesso queste persone sono incuriosite da noi almeno quanto lo siamo noi da loro e il vedere una macchina fotografica non li imbarazza, anzi, è più come un evento insolito di cui parlare. Nella maggior parte dei casi sono stati cordiali, ospitali e pieni d'orgoglio nel mostrarmi la loro casa, la loro famiglia, i loro bambini e la loro terra o il loro bestiame. Ho imparato che "non siamo mica tutti figli sotto la stella di questa bella modernità" (cit. "Capataz", De Gregori ndr), nel senso che nonostante noi abbiamo la convinzione di possedere molto in realtà non possediamo quasi niente, sommersi dalla cultura del debito o da quella che non si accorge che "il tempo è denaro" non è un detto rovesciabile. E in questo non possedere siamo molto più simili agli africani di quanto possiamo pensare.












I figli degli Uomini

E in tutto questo quelli che rappresentano il domani sono combattuti tra l'essere comunque trattati come i bambini che sono e il dover crescere velocemente subito dopo, dovendosi occupare dei bambini che appena poco più piccoli di loro li vedono "grandi", dovendo cercare qualcosa da fare per mandare avanti la famiglia insieme agli altri fratelli o sorelle. Sono i figli degli uomini che imparano a vivere giocando alla vita, anche su purtroppo in alcuni casi è la vita che gioca con loro.










In questo lavoro accumulato in qualche tempo ho deciso di eliminare il colore, che nell'Africa la fa da padrona con i suoi verdi e arancioni violenti, con l'azzurro profondo del cielo e la morbidezza delle nuvole, quasi mai di alta quota. Ho deciso di non inserire animali o foto di paesaggi per mettere al centro di tutto l'uomo, sia esso giovane, vecchio, maschio o femmina, lavoratore o seduto ad aspettare, perchè in ognuno di essi c'è una storia da raccontare e da ascoltare, simile a mille altre ma diversa da tutte. Storie fatte di occasioni spesso perdute, di migrazioni stagionali all'inseguimento del turista, di famiglie numerose e di orfani, di quel modo di vivere alla giornata così tipico delle culture africane, che tanto toglie loro e tanto da.

Sandro Chiozzi.
Galleria Immagini
Informazioni sull'autore
Nato a Ferrara nel 1977. Appassionato di fotografia fin dai 14 anni. Dopo una pausa di alcuni anni ho ricominciato a fotografare circa 5/6 anni fa in digitale.
Amo particolarmente il genere di reportage sociale perchè la fotografia è una scusa per conoscere meglio le situazioni e il bianco e nero perchè lascia della fotografia solo l'osso e il senso profondo.

www.flickr.com/proximo77
Ulteriori Informazioni

Pubblicato: Lunedi' 21 Gennaio 2013
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Commenti su Facebook
Commenti
Goose80 dice:
gran bel lavoro! Ciao, Teo.
 
riccardopiccotti dice:
complimenti sandro!!!! davvero bellissimo!! Very Happy Very Happy
 
Lt.massacre dice:
Bellissimo reportage! complimenti sinceri!! Matteo.
 
Sergio83 dice:
Complimenti per le foto! Raccontano davvero degli spaccati di vita. Senza offesa, l'unica che "boccio" è quella con la desaturazione parziale, perdonami ma proprio non mi ha mai entusiasmato... Very Happy
 
Rob440 dice:
Bellissimo, davvero un gran lavoro sotto ogni punto di vista. Scatti che non stonerebbero su un numero di National Geographic e credo di non sbilanciarmi troppo.
 
proximo77 dice:
Vabbè, dai grazie per i complimenti ma non esageriamo con il National. Very Happy Sono molto contento che piaccia questo lavoro, perchè al di la della qualità delle fotografie sempre e comunque migliorabile il punto è che si è capito il messaggio, cosa che mi premeva più di tutte. Garazie ancora dei vostri apssaggi ragazzi. Sandro.
 
Rob440 dice:
Forse mi è scappata la mano Very Happy
 
Luca Zizioli dice:
Davvero una spettacolare testimonianza, raccontata con scatti splendidi e parole non da meno. Hai saputo trasmettere immagini cariche di significato e il fascino di questo paese incredibile! Complimenti e grazie!
 
m_m_1987 dice:
Ottimo reportage, complimenti!
 
kenenna85 dice:
Foto bellissime complimenti!
 
mi dice:
bellissimo lavoro!
 
Marco Zagni dice:
Veramente stupendo! Queste foto sono molto suggestive| Gran bel lavoro!
 
mey-lin dice:
davvero complimenti! Very Happy
 
mey-lin dice:
Torno a ripeterti che i tuoi scatti sono davvero belli!complimentoni! Very Happy
 
andre90s dice:
Fantastico..davvero fantastico. Ottimi scatti.
 
ansanet dice:
Un lavoro veramente sopra le righe !! Tutte immagini veramente toccanti ! Bravo !!!
 
ansanet dice:
Un lavoro veramente sopra le righe !! Tutte immagini veramente toccanti ! Bravo !!!
 
Dany BNS dice:
Un lavoro davvero di altissimo livello! Bravissimo
 
mickoram78 dice:
Foto davvero stupende! Trasmettono moltissimo
 
simo19 dice:
Complimenti
 
proximo77 dice:
Ringrazio davvero tutti quelli che sono passati e hanno lasciaot un commento. Sono molto contento che questo lavoro vi sia piaciuto e soprattutto che si sia capito il senso. Sandro
 
elettrico dice:
Mi accodo ai complimenti di tutti quelli che mi hanno preceduto. Ti volevo solo chiedere una cosa: il bianco e nero è curatissimo e molto d'impatto ed efficace. Nonché una scelta 'coraggiosa' dato che da un paese come il Kenya ci aspettiamo sempre dei colori accesi, della terra, dei vestiti ecc... Ti posso chiedere come mai? Complimenti davvero per uno splendido reportage!
 
japi dice:
stupendo... da rimanere a guardare per ore e ore queste foto piene di emozioni a noi non comuni!!! complimenti davvero sandro!!!
 
proximo77 dice:
Grazie a tutti, davvero.
elettrico ha scritto:
Mi accodo ai complimenti di tutti quelli che mi hanno preceduto. Ti volevo solo chiedere una cosa: il bianco e nero è curatissimo e molto d'impatto ed efficace. Nonché una scelta 'coraggiosa' dato che da un paese come il Kenya ci aspettiamo sempre dei colori accesi, della terra, dei vestiti ecc... Ti posso chiedere come mai? Complimenti davvero per uno splendido reportage!

Prima di tutto grazie del passaggio e del commento. Dunque, il bianco e nero l'ho usato proprio per eliminare quello che in Africa diventa quasi un elemento di disturbo in fotografie di questo genere, e cioè il colore. Essendo un lavoro molto "umano" (non ci sono fotografie di carattere zoologico diciamo) rischiavo di inserire qualcosa che distraeva dal concetto primo. Ad esempio, nelle foto 5,6 e 7 il colore poteva distrarre del ferro da stiro, dal peso che sostengono le ruote o dalle mani della donna, Eliminarlo è una scelta molto azzardata, perchè costringe a scremare alcune foto che prive di colore perdono un po' di senso, in effetti hai ragione quando dici che è una scelta un po' strana. E' una domanda che mi hanno fatto in quasi tutti i posti dove ho portato questo lavoro e se devo essere sincero non mi dispiace per niente che si possa rimanere spiazzati. L'unica foto che ha una traccia di colore è quella del bambino nello specchietto (inseguendo i sogni) perchè il BN avrebbe fatto perdere il punto di interesse che è l'azione che si svolge dentro lo specchietto. Probabilmente potrei rilavorarla in modo da modificare le risposte sui canali e tirarci fuori qualcosa anche in BN, ma tutto sommato mi piace che ci sia un'eccezione. Scusa per il ritardo nella risposta ma non avevo ricevuto la notifica. Ciao! Sandro
 
gianni rub dice:
complimenti bellissimo lavoro .. Very Happy
 
larcodema dice:
ottimo lavoro sandro complimenti ,hai reso l'idea molto bene un gran bel reportage Laughing Laughing
 
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