Un viaggio indimenticabile, dove sapori, odori, persone e luoghi di avvolgono catturando la tua attenzione su ogni cosa che i propri occhi vedono...

Vietnam e Cambogia - Un viaggio indimenticabile.

Testo & Immagini a cura di masmaz

Eccomi di ritorno da un viaggio/vacanza alla scoperta di alcune popolazioni della Cambogia e del Vietnam.
Sono stati 18 giorni molti intensi, e per questo ci siamo affidati ad una agenzia di Hanoi che ci ha organizzato la logistica, l’accompagnamento delle guide turistiche, i pranzi ed i biglietti d'ingresso per i vari monumenti e templi da visitare.Tutto veramente impeccabile: gli hotels e i complessi trasferimenti con minibus, aereo, autobus di linea, treno, barca da crociera e canoe.

Arriviamo a Ho Ci Minh City ex Saigon, appena scesi dall’aereo subito si capisce che la burocrazia c’e’ ma non te la fanno pesare, tutti con il sorriso e disponibili, ritiro bagaglio immediato, visto di ingresso e controllo documenti in pochissimo tempo ed ecco che in meno di 15 minuti siamo fuori dall’aeroporto. Benvenuti in Vietnam ...

All’uscita ci attende una folla immensa... non era li per noi, ma la nostra vacanza è capitata nel bel mezzo del TET.

Tết Nguyên Ðán, comunemente noto come Tết, è il capodanno vietnamita basato su quello lunisolare cinese ed è celebrato intorno alla fine di Gennaio o i primi di Febbraio, fra le usanze vi sono quello di preparare piatti speciali, di pulire la casa, visitare i parenti e i Templi.

Saliti sul pulmino, il tragitto dall'aeroporto all'albergo ci fa capire che i 9 milioni di abitanti sono riversati quasi tutti per le strade , tutti indaffarati a fare qualcosa, a volte non si sa cosa ma molto indaffarati nel commercio, nel trasporto...

Il traffico è intenso come del resto in tutte le altre grandi città che abbiamo visitato, ed è costituito quasi esclusivamente da biciclette e motocicli, distese immense di moto prevalentemente scooter, pochissime auto private, pochi autobus. Attraversare la strada durante i primi giorni sembrava di affrontare la roulette russa, ma poi ti abitui, l’importante è non fermarsi e con passo più o meno deciso raggiungi la sponda opposta della strada... eventualmente saranno loro, suonando il clacson, ad evitarti, si spera...
Il clacson pare d’obbligo, tutti suonano a volte non si sa e a chi ma suonano, un frastuono molto fastidioso, da noi sarebbe subito rissa. Il casco è obbligatorio si va dal casco normale, senza casco, elmetti dei soldati tedeschi o americani, casco che si usa in edilizia e via cosi; in sella spesso sono in 3 o addirittura in 4, oppure stracarichi di pacchi spesso con le cose più assurde che uno in moto può portare come galline, alberi, frigoriferi, maiali, tappeti, scatoloni, sedie, divani...
Abbiamo visto alcuni piccoli incidenti tra motorini, e devo dire che la cosa ci ha colpiti, tra di loro a volte un sorriso, a volte qualche parola, un piccolo controllo alla moto e poi via per la propria strada, più o meno come da noi...

Arrivati in hotel la nostra attenzione è attirata dalle linee elettriche esterne. In tutte le città sono un ammasso di cavi , un groviglio di centinaia di cavi appesi ai pali alla bene meglio che arrivano da tutte le direzioni, alcuni anche penzolanti ad altezza uomo, come loro anche i contatori appesi ai pali a casaccio: eppure funziona tutto.

Ci rinfreschiamo e via subito, senza perdere tempo, si parte con il pulmino a visitare i famosi TUNNEL di CU CHI, la nostra guida ci accompagna mostrandoci subito un filmato ormai logoro ed una mappa dei cunicoli con le varie stanze, una distesa di passaggi per noi stretti che si sviluppano per circa 200 km. Ci mostra poi alcuni ingressi e ci invita ad entrare, provo, scendo una scaletta molto stretta e ripida ed in ginocchio mi sposto per circa 30 metri e senza perdere di vista la guida raggiungo una seconda uscita, la galleria è stretta e la volta assomiglia a quella di una galleria ferroviaria in miniatura, le pareti sono di terra battuta e lisce, quasi perfettamente levigate e pulite, di colore beige; proseguiamo, troviamo un incrocio con un tunnel che sprofonda nel buio, ma per fortuna prendiamo la via dell’uscita ed ecco finalmente il sapore dell’aria fresca e della luce del sole, un’esperienza unica. Proseguiamo la visita verso uno stand con le agghiaccianti trappole costruite dai Vietcong, di certo non davano scampo a chi ci cadeva dentro. Si fa una breve sosta, un te verde e poi si prosegue in una fabbrica, dove lavorano le vittime del cosiddetto Agente Orange: fabbricano piatti, vassoi, tazze in bamboo con decorazioni molto curate.

Il giorno dopo sveglia alle 7, una veloce colazione a base di noodles per poi imbarcarci su una grossa canoa a motore.Navighiamo sul Mekong, questo immenso fiume marrone, utilizzato dagli abitanti per le attività più disparate: pulizia delle stoviglie, pulizia personale, scarichi vari, meglio comunque tenersi saldamente alla canoa evitando così un bagno nell’acqua torbida... Il Mê Kông è il fiume più lungo e importante dell'Indocina e uno dei maggiori dell'Asia, è l’11° fiume più lungo del mondo e il 12° in termini di portata circa 480 km³ annui; la sua lunghezza non è ancora misurata con precisione, origina tra i ghiacciai del Tibet ma le stime comunque variano tra i 4.350 km e i 4.909 km. Le forti variazioni stagionali della portata e la presenza di rapide e cascate ne rendono difficoltosa la navigazione.

Durante il tragitto visitiamo alcuni villaggi ed il mercato galleggiante, dove intere famiglie vivono su barconi, più o meno grandi, carichi di cocco, banane, verdure, e quant’altro si possa commerciare. Ai lati case su palafitte ed una miriade di antenne TV con pali alti anche 5/6 metri che non passano inosservate. Canoe più piccole solcano il fiume guidate da donne o uomini che con reti a strascico catturano del pescato non propriamente ben definito, che spesso ti cucinano fritto con del pan grattato tutto attorno, cercando forse di nascondere quel gusto di fango o altro a noi sconosciuto.

Si ritorna in pulmino e dopo aver preso 2 ferry boat per attraversare rami del delta del Mekong, raggiungiamo Chau Doc sul confine Vietnam-Cambogia.

La mattina dopo ci trasferiamo nuovamente su una barca veloce tipo navebus, passiamo il confine Vietnam-Cambogia, navighiamo per circa 4 ore sul Mekong per raggiungere la città di Phnom Penh.
Il tragitto è lungo e difficile, perchè contrastato da un forti correnti e vento contrario; sugli argini spesso si levano villaggi su palafitte o fitta vegetazione...
Incontriamo spesso grosse chiatte stracariche di sabbia o piccole canoe dei pescatori. Manca poco, ecco finalmente si intravede la città di Phnom Penh capitale della Cambogia, oltre ad essere la più popolosa città della nazione, è il più importante riferimento commerciale, politico e culturale del paese e conta circa 1.450 milione di abitanti. Phnom Penh è molto celebre per la sua architettura, che risente sia dello stile khmer che quello francese, come per la cordialità della sua gente, che nonostante il 70% di disoccupazione è sempre sorridente e disponibile. Questa popolazione ha attraversato anni difficili tra il 1975 e il 1979, vittima del governo repressivo di Pol Pot, il dittatore che ha messo in ginocchio la nazione con il suo regime, le conseguenze si fanno ancora sentire, il 47% dei 14 milioni di abitanti vive con meno di mezzo dollaro al giorno.

Tuttavia questa città ci ha lasciato un dubbio, un sospetto, sempre ed in ogni istante la guida ci ha sempre voluto accompagnare, non ci hanno mai lasciato a piedi e da soli come protezione di un potenziale e non ben definito pericolo. Mangiamo in un bel ristorante dove il servizio è impeccabile, direi guardati a vista non so se perchè siamo persone rare o dato che italiani se ne vedono pochi, oppure perchè divoriamo tutto usando con molta semplicità le chopsticks cioè le bacchette, utilizzate tradizionalmente come posate o utensili per il cibo in vari paesi dell'Asia, fatto sta che sono sempre lì dietro di te pronti a soddisfare ogni tua richiesta o desiderio, sempre con il sorriso stampato sulle labbra, che solo la natura ha saputo scolpire.

Le maggiori attrazioni turistiche di Phnom Penh sono il Palazzo Reale, la Pagoda d'Argento, il Museo Nazionale. Iniziamo con il Palazzo Reale residenza ufficiale del re della Cambogia: Norodom Sihamoni, ora divenuto soltanto un principe Sihanouk, Secondogenito, già ambasciatore all’Onu, appassionato d'arte, scapolo molto chiacchierato. La Cambogia è una di quelle monarchie costituzionali dove il sovrano regna ma non governa, lo cita l’art. 7 della costituzione, ribadito dal dall’art. 17 confermando che l’art. 7 non potrà mai essere modificato. Il palazzo è stato fatto costruire dal re Norodom nel 1866, ed è costituito da diversi edifici, tra cui spiccano la Pagoda d'Argento, che ospita i doni ricevuti dalla famiglia reale nel corso degli anni. Entrando in questa immensa sala veniamo avvolti da una sensazione surreale, quasi fantastica, la prima la percettiamo ai nostri piedi che calpestano più di cinquemila piastrelle d'argento ormai instabili. Tecle colme di oggetti antichi tempestati di pietre preziose oro e argento, tessuti e tappeti, la cosa più imponente dal valore inestimabile è racchiusa in una tecla di vetro e oro, si tratta del buddha, una statua d’oro e diamanti.

Dietro di lui il Buddha di smeraldo, si dice sia l’originale, il secondo in tutto il mondo. Usciamo raggiungiamo il palazzo del trono, dove entriamo scalzi e avvolti dal silenzio religioso, ammiriamo quelle poltrone, pare anch’esse d’oro protette dalle transenne ma che probabilmente tutti vorrebbero oltrepassare per poter assaporare per una volta nella vita cosa si prova sedersi in un vero trono reale.

Proseguo per il Wat Phnom Mondap, un tempio in cui sono custodite le impronte del Buddha e, nelle vicinanze si trova una palazzina donata da Napoleone III che a prima vista ci si accorge subito che non centra nulla con l’architettura che la circonda, gli Stupa e il museo. Tutto il complesso residenziale è circondato da mura con affreschi che ritraggono poemi Reamker, la versione khmer del Ramayana.

Il giorno dopo ci attende un lungo viaggio in pulman, 6 ore percorsi tra villaggi, città, risaie e fornaci dove si fabbricano mattoni fino alla città di Siem Reap dove visitiamo per 3 giorni i templi di ANGKOR. Angkor è il sito in cui si trovavano una serie di capitali dell'Impero Khmer nel periodo compreso fra il IX ed il XV secolo. Le loro rovine sono situate fra imponenti foreste nel nord del lago Tonle Sap, Angkor è stata inclusa fra i patrimoni dell’umanità dell’UNESCO dal 1992. La città di Angkor fu scoperta per caso verso la metà del diciannovesimo secolo da Charles Èmile Bouillevaux, un prete francese che la descrisse con disappunto, contrariamente a quanto, un anno dopo nel 1851, fece l’esploratore Henri Mouhot descrivendone meraviglia e curiosità. I templi di Angkor sono più di mille, alcuni ridotti a macerie ma molti sono stati restaurati o in corso di restauro, essi rappresentano l’apice dell'architettura Khmer.

Fra quelli visitati spiccano:

-KRAVAN
- BANTEAY KDEI
- TA KEO
- SOUTH GATE-PHNOM BAKENG
- PRE RUP
- EAST MEBON
- TA SOM
- NEAK PEAN
- PREAH KHAN
- ANGKOR WAT
- BAKSEI CHAMKRONG
- BAYON THOM
- ELEPHANT TERACE
- PREAH PALILAY
- TA PROM

Fra questi c’é il piu famoso monumento religioso, il più grande del mondo Angkor Wat ormai simbolo della Cambogia, eretto fra il 1112 e il 1150 da re Suryavarman II. L'entrata principale è situata ad ovest, come nei templi funerari Indù, il tempio è a forma rettangolare, lungo circa 1,5 km. da ovest a est e 1,3 km. da nord a sud; all'interno del fossato che circonda completamente il muro perimetrale di 3,6 km vi sono tre gallerie, costruite una sopra l'altra. Al centro del tempio si trovano le cinque torri.

L’atro tempio più conosciuto è TA PROM che la cinematografia ci ha fatto conoscere nel film TOMB RIDER. Appena entrati sembra di essere in un fumetto, o in un set cinematografico che ti avvolge di fascino inquietante, tanto da sentirti piccolo dentro la maestosità della natura. Angkor, nel corso dei secoli, era stata completamente avvolta dalla vegetazione, molti templi sono stati restaurati e ripuliti, solo Ta Prom conserva questa unione inverosimile di gigantesche radici di Ficus che imprigionano i blocchi di pietra. E’ tempo di ripartire, da Siem Reap con l’aereo ci spostiamo a Da Nang, da qui breve visita alla città per poi dirigerci verso Hoi an.

Hội An è una città del Vietnam centrale situata a 30 km a sud di Da Nang ed è conosciuta dai mercanti europei come Faifo.La città ebbe il più grande porto del sud-est asiatico durante il I secolo, e fu nota con il nome di Lâm Ấp Phố (Città dei Champa), nel 1999 la città vecchia venne dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Nel XVI secolo, fu un’importante centro di commercio quando giapponesi, cinesi, olandesi e indiano vi si insediarono, durante questo periodo la città venne chiamata Hai Pho (Città sul mare). Venne divisa in due, separata da un "ponte giapponese" chiamato (Chùa cầu), che è un'unica struttura coperta costruita dai giapponesi, l'unico ponte coperto con una Pagoda Buddista, ospita inoltre numerosi musei. E’ tuttora una città piccola, ma attrae numerosi turisti approfittando dell'arte locale dei vestiti su misura, ma soprattutto è famosa per due piatti tipici: il secolare Cao lầu, una pietanza a base di teneri noodles mischiati con crostini di sfoglia di riso, germogli di fagiolo e verdure, guarnito con fettine di maiale; ed i wanton fritti oltre a questi piatti troviamo, come in tutto il Vietnam, i famosissimi Spring Rolls, meglio conosciuti da noi come involtini primavera, che al contrario di quello che si dice è un tipico piatto vietnamita e non cinese.

Prepariamo le valigie, prossima destinazione Huế, la città imperiale. Questa volta il viaggio lo facciamo in pulmino, durante il tragitto facciamo la solita tappa in una fabbrica di artigianato, questa volta è presso un centro dove fanno lavorazioni su pietra, marmo e granito, ci sono piccole e grandi sculture veri e propri capolavori dell’arte scultorea, riproduzioni fedeli ma soprattutto animali come elefanti, felini, uccelli e così via. Per arrivare a Huế ci sono 2 possibilità: fare la galleria o fare la strada di montagna attraversando un passo denominato Hai Van dove i segni della guerra si notano subito dai resti di bunker americani, ma da come ci dice la nostra guida facendo la galleria vengono alla mente cose ancora più atroci. Scegliamo il valico per via del traffico, e dopo una breve sosta sul valico, scendiamo raggiungendo Huế capoluogo della provincia di Thua Thien-Hue, la città conta circa 300.000 abitanti, nel 1744 divenne capitale della parte meridionale del Vietnam, che allora era governata dai signori Nguyen. Nel 1786 venne presa dai ribelli Tay Son rimanendo in mano loro sino al 1802, anno in cui dovette arrendersi a Nguyen Anh. Proclamandosi Imperatore con il nome di Gia Long, il nuovo padrone della città fondò la dinastia dei Nguyen che avrebbe governato il paese sino al 1945, tuttavia nel 1885 la città fu sottomessa dai dai francesi mentre nel 1968 fu in parte distrutta.

Lungo il fiume dei profumi Song Huong River, visitiamo la Pagoda Thien Mu e le tombe imperiali. Entrando all’interno di queste costruzioni si viene avvolti dai profumi dei famosi incensi che le delicate mani delle donne di Huè, confezionano con sapienza, rimaniamo affascinati dai riflessi delle ceramiche lucidissime e dalle sculture laccate d’oro che adornano le stanze che nascondono il mistero del luogo esatto di sepoltura del re, inoltre si dice che gli architetti e tutta la manovalanza che lavorava nella costruzione delle tombe venivano in seguito uccisi in modo da non svelarne i segreti di sepoltura. Hué nel 1990 venne dichiarata "patrimonio nazionale".

Riprendiamo l'aereo per Hanoi, la mattina successiva dopo 4 ore in pulmino, attraversando distese di risaie, villaggi e fabbriche di mattoni, raggiungiamo la Baia di Ha Long, dove, ad aspettarci, troviamo un’enorme barca in legno, tipica della zona, con tanto di equipaggio tutta a nostra disposizione per una crociera di due giorni.


La spettacolare Baia di Ha Long costituita da più di 3000 isole che emergono dalle acque del golfo del Tonchino, è uno spettacolo mozzafiato dei più bizzarri che la natura ci può offrire, durante la crociera, oltre alle vedute mozzafiato, abbiamo avuto modo di esplorare una delle tante grotte per l’esattezza la grotta di Hang Dao Go un enorme caverna composta da 3 cavità che si raggiungono mediante una lunga scalinata. Il termine Ha Long significa “dove il drago scende nel mare”. Secondo una leggenda, le isole della baia furono infatti create da un alcuni draghi venuti in aiuto per combattere gli invasori cinesi, . Scendendo verso la costa l’animale scavò a colpi di coda valli e crepacci che vennero completamente sommersi dalle acque quando si gettò in mare: i frammenti di terra rimasti in superficie sarebbero appunto gli isolotti. L’ambiente che ci circonda è pieno di magia, siamo fortunati, il cielo e poco nuvoloso e le correnti di quota si divertono a disegnare, con le nuvole, scie spettacolari, il sole fa il resto, colorando il tramonto di rosso intenso buona parte del paesaggio. Il mare, grazie anche ai 3000 isolotti, è molto protetto dai venti e dalle correnti creando quindi sempre quella calma da paradiso terrestre, decine e decine di case galleggianti a riparo nelle molte baie, sono abitate dai pescatori; mi ha perplesso la profondità di queste acque che con l’alta marea non supera i 10 metri.

Il giorno dopo, rientriamo al nostro albergo di Hanoi con il solito pulmino, giusto in tempo per preparare il bagaglio che ci servirà per i prossimi 2 giorni sulle montagne di Sapa, e via alla stazione ferroviaria dove trascorreremo la notte in treno per arrivare a Lao Cai prima dell’alba.
L’accoglienza in treno e gradevole, ci controllano il biglietto e una hostess ci accompagna nelle nostre cabine, pulite con letti a castello e sul tavolino acqua, the verde, una merendina, salviette e riviste turistiche.

La partenza è puntuale non va molto veloce anche perché tutti i treni del Vietnam vanno a gasolio. Arriviamo puntualissimi verso le 5 del mattino a Lao Cai che si trova al confine con la Cina, in stazione ad aspettarci c’è un autista che ci condurrà con un pulmino al nostro albergo di Sapa. L’aria è molto frizzante, purtroppo il buio non ci permette di vedere il paesaggio che ci circonda, arrivati in hotel ci danno subito le nostre camere, una doccia, colazione ed iniziamo il nostro trekking che ci porterà a visitare le tribù etniche per l’esattezza i Hmong e i Dao che sono i gruppi più consistenti e pittoreschi della regione, vivono tutti in condizioni di estrema povertà. Il panorama è splendido tutte le montagne sono a terrazze ben curate e molto precise nella loro costruzione seguendo perfettamente le forme della collina dove, pare che coltivato il riso solo in une breve periodo caldo dell’anno, tenendosi solo per il proprio consumo tutto il raccolto, mentre nel periodo restante solo le donne continuano a lavorare intrattenendo i turisti con le loro vendite di prodotti artigianali. La nostra guida e una graziosa ragazza di 21 anni appartenente alla tribù dei Hmong che si è ribellata alle usanze delle sue origine per studiare, sposarsi con chi voleva lei e diventare una bravissima guida, facendo una vita più vicino alla civiltà comune.

Da subito siamo stati prima accerchiati e poi seguiti per tutta la durata del trekking da un gruppo di donne Hmong con tanto di bambini a zaino con l’intento di venderci senza tregua i prodotti da loro prodotti che poi spesso si viene a sapere che alcuni provengono da altre produzioni esterne, alla fine cedo pur di non avere più la guardia del corpo, compro dopo una breve contrattazione per 100 dong, circa 5 euro, un telo ricamato e per magia non faccio il tempo a dire ciao che mi sono ritrovato da solo in mezzo alla strada.
Il giorno dopo non è una bella giornata ci accompagna una nebbiolina ma riusciamo comunque ad attraversare innumerevoli villaggi su colline terrazzate, dove qua e la bambini scorrazzano completamente scalzi.

E’ giunta sera, riprendiamo il treno per ritornare ad Hanoi. Dalla stazione rientriamo nel nostro albergo per posare i bagagli per poi ripartire subito per Hoa Lu. Hoa Lu, durante il regno della dinastia dei Dinh e dei Le Anteriori fu la capitale del Vietnam, un ruolo che venne chiamata a svolgere per la sua particolare posizione geografica, trovandosi in una regione protetta da bizzarre barriere naturali e a sufficiente distanza dalla Cina. La cittadella, ormai quasi completamente distrutta, occupava una superficie di 3 km quadrati, oggi rimangono 2 templi. Dinh Tien Hoang e Duong Van Nga; visto che siamo in zona decidiamo di andare a Tam Coc, purtroppo, accompagna il nostro giro in barca a remi, una pioggerellina fastidiosa ma lo spettacolo è comunque suggestivo, Tam Coc è una piccola copia in acqua dolce di Ha Long, con rocce che si innalzano in mezzo alle risaie. Durante il giro in barca lungo il fiume Ngo Dong penetriamo nelle tre cavità naturali è uno spettacolo davvero emozionane!!
Ma aimé anche qui siamo vittima dell’intraprendenza vietnamita, in barca le donne ci propongono le magliette ricamate da loro stesse, oppure bevande da offrire al rematore che a sua volta fa finta di bere per poi ridarle a chi poco prima te la venduta.

Siamo quasi alla fine del nostro viaggio, ci rimangono solo 3 giorni, che trascorreremo ad Hanoi. Questa città così indaffarata, così frenetica dove il via vai di persone, il frastuono dei clacson e distese infinite di motorini ti accompagnano per tutto il giorno, una città così operosa dove il disoccupato forse non esiste perché tutti, anche il più povero con il suo sorriso stampato sulle labbra, si inventa un lavoro occupando un pezzetto di marciapiede. Peraltro, cosa non prevista, capitiamo proprio nel periodo della celebrazione della festa del Tet, un’occasione da non perdere!!! Molte strade, i grandi magazzini sono adornati di mille colori tutto è molto vivace. Ad Hanoi visitiamo l’incantevole Tempio della letteratura, un esempio di architettura tradizionale vietnamita conservato nei secoli, nel 1076 divenne sede della prima università del Vietnam, istituita per formare i figli dei mandarini. Il tempio della letteratura è formato da 5 cortili interni separati da mura. I viottoli centrali e le porte che collegano i cortili erano riservati al re.

Dedichiamo anche qualche tempo alla visita del Mausoleo di Ho Chi Minh più conosciuto come lo “Zio Ho”. Con un protocollo rigido entriamo nei giardini, passando un primo controllo e poi un secondo dove ci fanno lasciare lo zaino lasciandoci però la fotocamera dicendoci che possiamo fare le foto solo esternamente al mausoleo.
Ci conducono in fila indiana verso un viale dove passiamo un terzo controllo e questa volta ci fanno depositare la fotocamera, sempre in fila indiana altre guardie ci conducono verso una piazza molto grande dove ci fermano sempre in fila indiana e senza mai perderci di vista. Con passo marziale giungono altre guardie posizionandosi in punti prestabiliti esclusa una di queste che ci raggiunge e ci invita a seguirlo. Entriamo, l’ambiente è sterile, lastre di marmo grigio lucidissime rivestono tutto l’ambiente, ci siamo, entriamo in un ambiente a temperatura controllata ed eccolo li, disteso in una tecla di vetro, perfettamente imbalsamato, quasi si fosse appena addormentato, attorniato da 4 guardie immobili. Giriamo attorno in un percorso obbligato, con il divieto assoluto di soffermarsi proseguiamo verso l’uscita, in meno di 30 secondi usciamo all’aperto, e dopo pochi passi in un altro punto di controllo magicamente mi consegnano dentro una sacca la mia fotocamera che avevo appena lasciato in un punto di controllo a 150 metri di distanza, pazzesco!!!!! Proseguiamo verso la Pagoda con una sola colonna e alla Pagoda di Dien Huu la più incantevole di Hanoi. Il resto del nostro tempo lo dedichiamo alla scoperta del quartiere vecchio con la sua storia ultramillenaria, è uno degli angoli più caratteristici del Vietnam dove si può acquistare di tutto. Sono note le sue 36 strade ed ogni strada porta il nome di ciò che viene venduto, c’e’ la strada del bambu, la strada delle scarpe, la strada della seta e altre ancora.Tuttavia questa usanza si sta un pò perdendo, difatti molti negozi descritti nella guida non esistono più.
L’ultimo pasto lo facciamo in uno dei tanti ristori all’aperto che si trovano nel centro storico, di certo l’igiene non è il loro forte ma chiediamo dei noodles di verdure e di carne che mangiamo con gusto, ma la cosa curiosa è che diveniamo l’attrazione della “trattoria”, incuriositi ci osservano mangiare...

La giornata finisce, con una certa malinconia ci accompagnano in aereoporto, questa volta la destinazione e l’Italia, dopo circa 13 ore arriviamo, ci dirigiamo verso il ritiro bagagli, ma di loro non c’e’ traccia se non dopo quasi un’ora... benvenuti in Italia...
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Pubblicato: Mercoledi' 12 Ottobre 2011
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Commenti
Doc. dice:
Un reportage a mio avviso molto bello, corredato da una buona scrittura, ma soprattutto da molte splendide fotografie
 
Kunn dice:
Bel reportage! Complimenti
 
apogeo dice:
Interessanti immagini !!! Complimenti!
 
eleonoraliso dice:
bellissime foto...colori stupendi
 
alesava dice:
stupendo grazie per i ricordi
 
silentworld dice:
Complimenti Massimo, reportage fantastico, letto con grande interesse!! ........pero' mi fa strano non saperti sott'acqua Very Happy
 
federicorighi dice:
fantastici... Le mie prossime mete...
 
Ventu dice:
Posti incredibili! Ci tornerei subito! Complimenti bel reportage!
 
ElleL dice:
un posto meraviglioso, e bellissimi i ritratti!
 
markspi dice:
è un reportage molto bello! sto organizzando un viaggio in Cambogia alla fine dell'anno e vedere il tuo lavoro mi fa capire che è un posto fantastico come immagino
 
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