Delhi: il grande contrasto

Delhi è una delle più grandi città al mondo.
È terribilmente sovrappopolata disorganizzata e sporca, ma trasmette vitalità e una sensazione di pace e di serenità uniche.
Questo grande contrasto in un certo senso nasconde la natura più intima dell’India, al di là della modernità che avanza.

Vecchia Delhi

Quindici milioni di persone vivono nella città di Delhi, di cui l’ottanta percento è considerato essere sotto la soglia di povertà, e ogni giorno a migliaia si ammassano nelle periferie per scappare dalle aree rurali dove la vita diventa sempre più difficile.
 
La vecchia Delhi è la seicentesca città fortificata di Shahjahanabad, con i vicoli e gli ingorghi continui dove i risciò si incastrano in tutte le direzioni e dove ad ogni angolo c’è qualcuno che vende cibo e oggetti di ogni tipo in improvvisati negozi.

delhi
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Questo è il cuore della città, dove si trova il mercato delle spezie e il the, il pepe, la cannella, il curry e molte altre arrivano in grandi quantità e vengono smistate verso l’intera India e non solo; e poi la Chadney Chowk, la via dell’argento famosa per la gioielleria fatta a mano e le pietre preziose, meta privilegiata di affaristi da tutto il mondo.

Nella vecchia Delhi c’è c’è la Jama Mashid, la più grande moschea dell’India i cui quattro altissimi minareti di marmo bianco spiccano il volo nel cielo, intorno a baracche e copricapo islamici, e poi l’enorme Red Fort, un complesso di edifici circondato da una fortificazione in arenaria alta 30 metri.

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Questa è la Delhi più antica e le più autentica: qui in mezzo a un inquinamento atmosferico che raggiunge livelli inimmaginabili, la miseria è tangibile ad ogni angolo.

La strada

Innanzitutto qui si vive in strada, mentre in occidente la strada è generalmente utilizzata per andare da qualche parte.
La gente in strada si incontra, dorme, cucina, mangia, fa affari, festeggia, prega e butta via la spazzatura, creando delle piccole discariche a cielo aperto, qua e là.
Tutto è pubblico, tutto è alla luce del sole.

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La strada oltre a una processione infinita di persone, di risciò e di altri mezzi più o meno di fortuna, è la casa di migliaia di animali in prevalenza enormi vacche (sacre!) che incuranti del traffico vagano alla ricerca di qualcosa di commestibile, accompagnate da branchi di cani randagi piuttosto mal ridotti.

La gente parla in continuazione, molto spesso per promuovere gli affari personali ma anche per semplice curiosità o per abitudine, il risultato è un coro di voci che assieme allo strombettare continuo dei risciò crea un suono particolare, quasi ipnotico.

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La vita

Lascia stare, sii felice al di là del fato!

Questo può essere il punto d’inizio per guardare a questa Delhi con un occhio diverso, per andare a scavare nel contrasto.

Si può dare una spiegazione al fatto che la miseria c’è, ma che ci sono i sorrisi, gli sguardi e le movenze di migliaia di persone serene, che hanno un concetto diverso di ricchezza.

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Persone per le quali la vita in strada è l’unica vita possibile, e che tutto sommato ostentano il fatto che si può essere felici mentre si pedala sedici ore al giorno su un ciclo risciò con due o tre persone  comodamente sedute di dietro.

Nella nostra civiltà occidentale la ragione spiega tutto, efficienza e organizzazione sono i principali obiettivi della società.
Il sentire comune dice che il progresso ci guida verso il mondo perfetto.
 
A Delhi è tangibile l’opposto di tutto questo, ma c’è qualcos’altro.

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La vita in India è concepita come una e unica ma in forme diverse e cangianti.
La vita è sentita come circolare e non come una linea.

Queste idee sono alla base del concetto della reincarnazione, che è la colonna portante del sistema delle caste indù.

Ogni cosa è sentita con una buona dose di distacco, quasi come irreale, e questo da un lato implica che difficilmente ci si operi più dello stretto necessario per sopravvivere, dall’altro fa si che la realtà che è sicuramente incerta e molto spesso orribile venga percepita alla fine come accettabile.

Queste idee sono uno dei più alti contributi dell’India all’umanità, e sono palpabili nell’aria intossicata e vaporosa di Delhi, nel fragore del traffico e nella serenità degli occhi della gente.

 

Davide Muroni

“In un mondo dove tutto è scoperto e documentato bisogna trovare immagini nuove e dare loro un senso e una vita proprie.
Cerco di fuggire dagli stereotipi e di concentrarmi sull’esperienza del fotografare per trasmettere delle emozioni, per raccontare delle storie, per evidenziare dei contrasti.”

Ho ventinove anni, vivo e lavoro a Torino.

www.davidemuroni.com
davide.muroni@gmail.com

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