
USA - I GRANDI PARCHI DEL WEST
Testo & Immagini di Gianluca Nostro ed Elisabetta Rosso
Organizziamo tutto noi così il viaggio inizia 6 mesi prima di partire! Poche regole: dormire nei parchi, non più di 800 Km al giorno e una buona assicurazione. Dopo molte ore di volo e un terzo grado del funzionario della Hertz, ecco le chiavi della nostra (per 21 giorni) Pontiac G6. Los Angeles: il distretto civico, i quartieri orientali e la follia di Hollywood. La scritta in lontananza. Los Angeles: metà acciaio e metà lustrini. La lasciamo, senza rimpianti, per Las Vegas. Attraversiamo paesaggi così ampi che il cielo sembra più grande.
Las Vegas è una giostra nel deserto: un ponte dei sospiri e una Tour Eiffel, un legionario e una limousine. Nulla è reale, poi in un ristorante messicano torniamo coi piedi per terra. Senora, dice la proprietaria, Las Vegas està loca! Ci svegliamo presto per un po’ di shopping in uno dei migliori outlet degli USA. 6 ore e molte strisciate di carta di credito dopo, ripartiamo.
La strada rovente ci porta a Beatty: baracche, roulotte, qualche motel e un saloon: hamburger e birra seduti accanto allo sceriffo. Ai muri biglietti da un dollaro, al centro della stanza un biliardo.
Death Valley: 54° gradi sono parte dello spettacolo.

“Vista dall’alto della Death Valley”

“Badwater Basin”
A BadWater l’acqua sgorga fresca 86 metri sotto il livello del mare ma il caldo non lascia scampo: evapora ribollendo in un deserto salato.

“Devil’s golf course”
Zolle scricchiolanti nel Campo da Golf del Diavolo e il cratere vulcanico dove il vento s’innamora del mio cappello e decide di rapirlo.

“Grand Canyon National Park”
Grand Canyon! Dopo 680Km il Bright Angel Lodge ci accoglie sulla South rim. Il Canyon non entra tutto negli occhi, un po’ in navetta, un po’ a piedi lo costeggiamo. Caro Colorado, l’hai combinata grossa! I cervi ci guardano curiosi, gli scoiattoli guardano curiosi la nostra colazione! Arriva una tempesta e ne approfittiamo per riposare, domani si parte e la Monument Valley è lontana! Mexican Hat: nome rubato a un sasso con in testa un sasso, come un cappello da messicano! Bistecche cucinate su un barbecue che dondola sul fuoco, musica country e un cowboy che cucina la nostra steak.

“Forrest Gump Hill”
Vicino alla Monument un cartello ci ricorda dove Forrest Gump terminò la sua corsa. Siamo nel Far West di John Ford: facciamo un giro a cavallo soli con la guida indiana attraverso queste incredibili formazioni rocciose. Non ci basta: cavalchiamo la nostra Pontiac sulla scenografic route. Torniamo a Mexican Hat con occhi e fotocamere pieni di meraviglia. Ci siamo guadagnati un’altra bistecca che balla!

“Monument Valley Tribal Park”

“Un particolare della Monument Valley”

“Arches National Park”
Arches National Park con i suoi fragili archi di arenaria e le sue pietre equilibriste, camminiamo e ci meritiamo la lauta cena a Moab!

“Bryce Canyon National Park”
Il Bryce Canyon, immerso nel verde, è un paradiso. Un anfiteatro trafitto da guglie di pietra rossa, alberi altissimi e piccole dune. Scendiamo a cavallo nel canyon. Peccato partire ma la prossima meta è già nei nostri cuori: Yellowstone.

“Yellowstone Lake, panoramica”
A sera arriviamo allo Yellowstone Lake. Il primo spettacolo è fuori dalla nostra 'pioneer cabin': il lago si fa azzurro poi blu e il rosso intenso nel cielo lascia il posto alle stelle. Buonanotte, meraviglia. Il sole è mattiniero e la nebbia ci regala un bisonte e la sua sagoma. Quelli a Yellowstone sono giorni nell’immaginario e nell’incredibile.
“Sei seduto su una cassa di dinamite, fratello Novecento”
A. Baricco.

“Acque colorate dai batteri”

“Mammoth Hot Spring”

“Mammoth Hot Spring”
La terra fuma, romba, ci restituisce acqua. Fango e zolfo. Colori. Visitiamo l’Old Faithful, il geyser più famoso per l’altezza e la puntualità con la quale concede il suo show. Ci sembra un po’ stanco però, il vecchio fedele.

“Cucciolo di orso Grizzly”
Ultimo giorno, siamo nei “posti da orsi” alla ricerca di due orecchie tonde. Un cucciolo ci saltella accanto al finestrino. Siamo felici, ma le foto sono mosse e continuiamo la caccia. Coda di macchine. È un Grizzly. Lo chiamiamo Nonno perché ci pare abbia una certa età. L’aggressivo e goffo Grizzly oggi è vegetariano, Nonno va via, in bocca un ramo d’erba.

“Un raro orso Grizzly”
Il mattino arriva presto con la sua lacrima di nostalgia, di un emozionante arrivederci.

“Bisonte tra la nebbia del mattino”

“Particolare dello Yellowstone river”

“I colori di Yellowstone, dopo la nebbia”
Ciao parco delle meraviglie, la seconda volta a Yellowstone è solo quella prima della terza!
Vicino al Salt Lake Desert, Wendover West è ricca di casinò. Abbiamo 12$ fortunati; ne vinciamo 5! Reno: casinò e night in una Las Vegas un po’ triste. Ma un’ ottima steak e una vincita di 3$ al Siena ci ridanno il sorriso! Sosta a Sacramento per vedere l’old town e poi San Francisco: multietnica e culturale. A Castro riecheggia l’atmosfera di storia dei diritti civili, di uguaglianza e tolleranza. Percorriamo salite e discese fino al Pier39, la banchina colonizzata dai leoni marini. Litigano, per un posto di riguardo poi, al sole, si addormentano. Abbandonata nell’oceano, Alcatraz.

San Francisco - “Fuga da Alcatraz”
Lasciamo la Pontiac impolverata e 7000 Km più vecchia. Arrivederci America. A presto saltellante country: George Strait e Billy Currington siete stati buoni compagni di viaggio. Signora Libertà, dalle tante contraddizioni, torneremo perché saprai ancora stupirci. On the road, perché è così che devi essere dolcemente spogliata.

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